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Origini

Dal 2013 la denominazione Fondazione Livorno ha sostituito la vecchia “Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno”, costituita nel 1992 per ereditare il patrimonio e l’attività di beneficenza esercitata fino a quel momento dalla Cassa di Risparmi di Livorno, fondata nel 1836 con scopi filantropici. Fondazione Livorno, dunque, affonda le proprie radici nel lontano Ottocento.

L’eredità dell’Ottocento Nei primi decenni dell’Ottocento furono fondate le casse di risparmio e banche del monte. Nascevano per iniziativa di privati cittadini, di Comuni, dei Monti di Pietà o di altre istituzioni di beneficenza locali. Già dopo pochi decenni dalla loro istituzione, quelle banche pubbliche raccoglievano la maggior parte del risparmio disponibile e nel 1880 erano diventate 183, distribuite su tutto il territorio nazionale. La Cassa di Risparmi di Livorno venne fondata nel 1836 da un gruppo di notabili locali: esponenti della vecchia nobiltà cittadina iscritti all’ordine dei gonfalonieri, negozianti, banchieri, possidenti, professionisti, funzionari granducali. Venne istituita sull’onda di iniziative analoghe, realizzate in Europa dall’inizio dell’Ottocento e in Toscana dal 1829, mosse da intenti filantropici, ma anche da logiche associative tra diversi settori delle élites locali. Carlo Grabau, Carlo Sansoni, Santi Mattei, Cristiano Augusto Dalgas, Luigi Giera e Luigi Fauquet decisero di fondare una Cassa di Risparmio affiliata alla Cassa Centrale di Firenze, convinti che potesse recare beneficio alla classe meno agiata del popolo. L’iniziativa raccolse l’adesione di 121 azionisti, tra cui numerosi appartenenti alle varie comunità della Livorno multietnica – consoli ed altri esponenti delle nazioni estere di diverse confessioni religiose – e un patrimonio iniziale di 12.000 lire toscane (pari a 7.200 fiorini).

La Cassa di Risparmi nacque il 4 aprile 1836 con un rogito del notaio Paolo Sambaldi nell’intento di agevolare il risparmio del ceto popolare e venne aperta al pubblico il 15 maggio 1836, nella sede messa a disposizione gratuitamente dal Granduca. Risale al 1857 un primo orientamento dell’assemblea dei soci ad erogare in beneficenza parte degli utili, da ripartirsi in tre tipi di interventi: soccorsi alla popolazione in occasione di calamità, di epidemie, di pubbliche disgrazie; finanziamenti di premi a favore di proletari più morali, più diligenti nel lavoro e nel versare risparmi alla Cassa; e, in modo più consistente, sovvenzioni alle istituzioni preposte all’istruzione del popolo. Ma la Cassa Centrale di Firenze, allora avversa a coltivare sentimenti filantropici, pose il veto a queste iniziative, consigliando prudenza nella gestione. I soci della Cassa livornese decisero allora di rendersi autonomi e vi riuscirono con il R.D. 28 maggio 1876 n. 1279. Nel 1887, palazzo Stub venne concesso in uso gratuito alla Deputazione degli asili infantili di carità.

Nel 1900 venne assegnato agli Spedali riuniti un contributo di 45.000 lire per l’acquisto di villa Corridi, sede del Sanatorio per i tubercolosi. Importanti erogazioni figurano nel corso del ventennio fascista, sotto la voce “Opere di iniziativa del regime”. Nel 1873 fu acquistata una nuova sede in via Del Fante, dove la Cassa di Risparmi si stabilì per 75 anni. Altro intervento importante nel settore edilizio fu l’acquisto di 324.000 mq della fattoria di Coteto, con la costruzione di 16 palazzine su due piani, articolate in 32 appartamenti. Nel 1928 la Cassa di Risparmi rilevò la Sezione credito e risparmio del Monte di pietà. Durante il periodo della ricostruzione postbellica, la Cassa di Risparmi sostenne con il credito l’attività edile e costruì la sede attuale di piazza Grande, progettata dall’arch. Luigi Vagnetti e inaugurata nel 1950. Nel maggio del 1992, dopo 156 anni di vita, la storia della Cassa di Risparmi di Livorno cambia radicalmente.

1992, nasce la Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno Come gran parte delle 88 fondazioni italiane di origine bancaria, la Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno  nasce nel contesto di trasformazione del sistema creditizio italiano dei primi anni Novanta, con l’applicazione della cosiddetta legge “Amato- Carli” (legge n. 218 del 1990 e relativo decreto di attuazione n.356/90), che avvia il processo di privatizzazione delle banche pubbliche, Casse di Risparmio e Banche del Monte. Il 14 maggio 1992 la vecchia Cassa di Risparmi di Livorno, ente economico di diritto  pubblico, cessa di esistere: il suo patrimonio, appartenente alla comunità locale, e la sua missione filantropica, destinata prevalentemente al territorio provinciale, vengono ereditati dalla nascente Fondazione Cassa di Risparmi. L’attività creditizia viene invece conferita alla Cassa di Risparmi di Livorno appositamente costituita in SpA. Comincia da questo momento quel lungo processo legislativo che regolerà la separazione delle fondazioni dalle banche e, per quanto riguarda la fondazione livornese, quel legame si è definitivamente reciso. Alla loro nascita, le fondazioni ereditano le azioni in cui è stato ripartito il patrimonio delle società bancarie privatizzate, ne detengono il pacchetto di maggioranza e pertanto le controllano finanziariamente. Ma questa proprietà, per decisione del legislatore, viene presto progressivamente ridotta e con la direttiva Dini, che impone di cedere il pacchetto azionario di maggioranza delle banche, la maggior parte delle fondazioni scende sotto la quota di controllo.

Fino agli anni Duemila, una continua proliferazione di provvedimenti normativi indirizza questo percorso delle fondazioni verso l’autonomia gestionale e a favore della comunità di appartenenza, ponendo vincoli  che obbligano a garantire una gestione sana e responsabile. Le fondazioni bancarie vengono trasformate in persone giuridiche di diritto privato con piena autonomia statutaria e gestionale regolata, però, dall’istituzione di distinti organi di indirizzo, di gestione e di controllo.

Con il cosiddetto “Decreto Ciampi” la Fondazione assume il ruolo di soggetto non profit con scopi istituzionali di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico, ma intanto è obbligata a restringere il campo di attività ad alcuni settori chiamati “rilevanti” indicati dal legislatore. Un’altra novità normativa che viene introdotta è il principio della programmazione pluriennale: ogni tre anni l’organo di indirizzo della Fondazione deve deliberare un documento programmatico che definisca le strategie, gli obbiettivi, le linee e gli strumenti di intervento dell’attività istituzionale. Col passare del tempo, diminuisce il numero dei “provvedimenti a pioggia” e aumenta quello degli interventi importanti, spesso pluriennali, realizzati in compartecipazione con altri enti.

Gradualmente dunque, la Fondazione, da una parte esprime il suo ruolo filantropico di erogatore di risorse e assume una funzione sempre più determinante di volano per il terzo settore e il volontariato. Dall’altra cerca di affinare la sua capacità gestionale di investitore istituzionale, perché le risorse distribuite derivano unicamente dagli utili percepiti con un corretto e proficuo investimento del proprio patrimonio. La sana e prudente gestione diventa pertanto il caposaldo di tutto il sistema. Per legge la Fondazione non può erogare contributi a singoli privati, a imprese e al profit in generale, è invece obbligata a destinare i suoi utili esclusivamente al non profit e agli enti locali. L’impegno più gravoso per gli organi della Fondazione consiste proprio nell’operare le scelte giuste, nel riconoscere, tra le richieste pervenute, quelle che avranno maggiore ricaduta sul territorio e apprezzamento più ampio nella comunità di riferimento.

Con la Carta delle Fondazioni, firmata nell’aprile 2012, le Fob (fondazioni di origine bancaria) si sono date una sorta di codice etico di riferimento, volontario ma allo stesso tempo vincolante, con il quale vengono condivisi valori e orientamenti che regolano l’attività istituzionale e la gestione del patrimonio. Le Fob possono essere di natura istituzionale, cioè originate da Casse anticamente nate con il contributo di enti e organizzazioni della società civile, oppure di natura associativa (come quella di Livorno) se derivano da Casse sorte come società anonime con patrimoni di cittadini privati. Gli organi di governo delle fondazioni sono l’ Organo di Indirizzo, di Amministrazione e di Controllo. Le fondazioni associative conservano ancora oggi l’Assemblea dei Soci che rappresenta gli antichi fondatori e può designare fino alla metà dei componenti degli organi di indirizzo.

Ogni fondazione, comunque, ha la sua storia, il suo statuto, le sue rappresentanze, i suoi rapporti con le associazioni e gli enti del territorio, il suo modo di gestirsi, di investire il patrimonio e di spendere gli utili. Lo stretto legame con il territorio 2013, Fondazione Livorno e il nuovo corso Chiuso il primo ventennio, nel 2012 la Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno, pur mantenendo la connotazione solidaristica della Cassa originaria, completa il processo di trasformazione che l’ha accompagnata negli anni Duemila e si presenta con un’immagine completamente nuova. E’ nuovo l’indirizzo civico, ormai spostato sotto i portici di Piazza Grande. E’ fresca di restyling la sede, definitivamente attrezzata per rendere fruibili i percorsi espositivi della collezione di opere d’arte, degli archivi, della biblioteca, ma anche rimodernata e resa più funzionale dai nuovi supporti tecnologici e informatici. Il cambiamento viene sancito ufficialmente nel 2013 quando, il 29 aprile, il Ministero approva la richiesta avanzata dalla fondazione di cambiare denominazione per chiamarsi Fondazione Livorno.

Il nome abbreviato vuole rappresentare il nuovo corso dell’ente, ormai definitivamente separato dalla Cassa di Risparmi di Livorno, la banca dalla quale ha tratto origine ma con la quale non condivide più attività o partecipazioni societarie e che, tra l’altro, ha ridefinito la sua stessa identità confluendo nel Gruppo Banco Popolare. Anche il logotipo/marchio viene rinnovato.  Moderno e dinamico diviene ufficiale il primo gennaio 2014. Dà il senso del cambiamento e sancisce la volontà della Fondazione di sviluppare una capacità autonoma progettuale, con iniziative di grande valore sociale e culturale, nei cinque settori di intervento di sua competenza. Ribadisce la determinazione dell’ente a proiettarsi nel futuro pensando in modo sempre più concreto ai bisogni del suo territorio e rinsaldando il legame con le comunità che lo popolano. Ma contemporaneamente il marchio non dimentica, anzi riafferma con orgoglio, le proprie origini storiche, mantenendo quel richiamo al valore del risparmio, simboleggiato dall’arnia operosa del logo che l’Accademia dei Floridi ha passato come testimone alla Cassa di Risparmi di Livorno nel 1883, e che la Fondazione aveva ereditato nel 1992.

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