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Presentazione del volume “CARLO BINI tutti gli scritti” venerdi 4 marzo ore 17,00

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L’opera, tre volumi riuniti in un cofanetto per un totale di oltre 1200 pagine, sarà presentata a Livorno, venerdì 4 marzo, alle ore 17.00, presso la Fondazione Livorno, ingresso piazza Grande 23.

I curatori di questo impegnativo lavoro sono i proff. Roberto Antonini (immaturamente scomparso nel 2014), Patrizia Cascinelli e Roberto Goracci. In premessa l’approfondito e documentato saggio “Della vita e del pensiero del Carlo Bini” del prof. Mario Baglini.

Oltre ai curatori e al presidente della Fondazione Livorno avv. Luciano Barsotti, interverranno i proff. Maurizio Bettini, Giancarlo Bertoncini e Fabio Bertini. Modera il prof. Lorenzo Greco.

Carlo Bini, per molti livornesi, è solo il nome di una strada di un quartiere popolare della città, e, nella stessa via, di una scuola elementare cittadina. Pochi sanno che Bini è stato uno scrittore e un intellettuale tra i più importanti dell’Ottocento. Per sopperire a questa mancanza, le Edizioni Erasmo pubblicano a distanza di 115 anni dall’ultima edizione – lacunosa e non priva di censure, a cura di G. Levantini-Pieroni – l’opera “Carlo Bini – Tutti gli scritti”, proponendo, per la prima volta, la raccolta integrale dei suoi scritti, frutto di una scrupolosa ricerca dei testi e degli autografi, alcuni inediti, a oggi disponibili, dopo la distruzione (o la “scomparsa”) di gran parte di essi durante la II Guerra mondiale.

Il progetto di quest’opera fu sostenuto con forza da Franco Ferrucci e la casa editrice Edizioni Erasmo da lui fondata, oggi lo porta a compimento, grazie anche al contributo della Fondazione Livorno e con la collaborazione del Comune di Livorno.

L’opera, corredata di un rilevante apparato critico ha l’intento di mettere finalmente a disposizione di un più vasto pubblico e di ulteriori interventi critici tutte le opere di Carlo Bini. Si è voluto cioè fornire la possibilità di ridefinire, in maniera più profonda e complessa, la dimensione e il ruolo di uno scrittore e di un intellettuale che non è stato facile amare perché non è stato facile conoscere, essendo rimasto il giudizio su di lui per troppo tempo condizionato dalle approssimazioni e dalle contraddizioni di una lettura parziale e prevenuta dei suoi scritti.

Nelle pagine di questa raccolta, Bini appare con tutta evidenza un letterato e un cittadino civilmente impegnato, partecipe della sua epoca, segnato da un radicato pessimismo di stampo leopardiano e da un originale umorismo che costituiscono filtri determinati attraverso i quali egli è in grado di riflettere sulla propria esistenza e su quella di tutti gli uomini. Mentre i suoi contemporanei troppo spesso producono pagine dense di un’enfasi retorica che le rende oggi difficilmente avvicinabili, il Bini, in una lingua controcorrente, fortemente personale, vivace, lessicalmente aperta al parlato, ricca di vis polemica e di “illuministico” raziocinio, propone riflessioni di straordinaria attualità sul ruolo della donna, sul matrimonio, sul suicidio, sul coinvolgimento del popolo nella vicenda pubblica, sul peso nella storia della religione e della politica. Tutto questo fa sì che si possa convintamente affermare che Carlo Bini, per la modernità di significato e di forma di tante sue pagine, è degno di figurare fra gli scrittori più interessanti e significativi dell’Ottocento.

Carlo Bini (Livorno 1806 – Carrara 1842) nacque in famiglia modesta di commercianti e fu lui stesso commerciante, benché le sue aspirazioni fossero rivolte allo studio e alla letteratura. Fu sempre molto legato agli ambienti popolari da cui proveniva (Bini era nato in una casa di via delle Galere poi distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. La lapide che ricorda la sua nascita si trova oggi presso la Fratellanza Artigiana); strinse amicizia con gli intellettuali della borghesia colta cittadina, che furono poi protagonisti dei moti del 1848-49.

Pubblicò in vita pochi lavori su giornali e riviste, mentre la parte maggiore della sua opera, composta nel carcere di Portoferraio dove fu relegato per alcuni mesi nel 1833, rimase inedita; così avvenne anche per le lettere scritte a una donna amata.

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