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Gruppo Labronico, la celebrazione del Centenario

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Si è svolto ieri all’Hotel Palazzo di Livorno il convegno Gruppo Labronico il Centenario.
Con il patrocinio di Regione Toscana, Provincia di Livorno, Comune di Livorno, Fondazione Livorno – Arte e Cultura, l’evento ha visto alternarsi negli interventi prestigiosi relatori come Tiziano Panconi, Gianni Schiavon, Nicola Micieli e Olimpia Vaccari nelle vesti di moderatrice.

Negli ambienti del Palazzo che nel 1920, all’indomani della fondazione del sodalizio, ospitò la mostra degli artisti riuniti nel Gruppo Labronico, è rivissuta, dopo 100 anni, la storia di un’associazione che, per la città di Livorno, rappresenta un elemento culturale imprescindibile, costituito da valori artistici e civili.

Introdotto dal Presidente Michele Pierleoni, dopo i saluti del Sindaco Luca Salvetti e del Consigliere Regionale Francesco Gazzetti, il convegno è entrato nel vivo con l’intervento di Tiziano Panconi Il Gruppo Labronico, radici storiche e estetiche, che ha descritto il sodalizio dal 1920 al 1943, soffermandosi sulla “estrema caratterizzazione del disegno e le eccitate sovraesposizioni tonali e cromatiche” che accomunano i pittori livornesi della prima metà del ‘900 “in un linguaggio collettivo emotivo e sensibilissimo, fortemente identificativo”.

“Se il magistero fattoriano fecondò la cultura figurativa italiana e livornese, soprattutto di principi e metodi che facevano capo una profonda riflessione etica ancor prima che estetica – ha specificato Panconi- nei primi anni del ‘900 furono Modigliani, Puccini Ghiglia e infine Natali, i nuovi e geniali capiscuola di un’inedita forma di ‘espressionismo naturalista’, intriso di raffinata eleganza, espressa sul filo degli antichi, immoti e saldissimi equilibri compositivi, mutuati – attraverso ‘il maestro’ (Fattori) – da Giotto e Verrocchio”.

Gianni Schiavon nel suo intervento ha raccontato il gruppo nel periodo del dopoguerra: “In una Livorno devastata dagli eventi, bellici, si legge sulla stampa locale essere “vezzo non lasciarsi sfuggire nessuna manifestazione artistica”, tanto che nel solo 1945 si terranno ben diciassette mostre d’arte tra personali e collettive, a testimonianza di come la popolazione che lentamente rientrava dagli sfollamenti avesse individuato nella tradizione pittorica cittadina l’unico simbolo di una identità collettiva che la guerra aveva cancellato: un legame generatosi a partire dagli anni venti grazie all’operato della Galleria di Bottega d’Arte, aperta nel 1922, e del Gruppo Labronico, fondato due anni prima, che nel giugno 1946 tornava a nuova vita dopo quattordici anni di inattività, contribuendo nuovamente e con vigore ad alimentare il fervido clima artistico cittadino”.

Ha chiuso la mattinata Nicola Micieli che ha posto la sua attenzione sulla contemporaneità del sodalizio, sintetizzando le varie personalità che oggi ne costituiscono l’attività creativa.

Soluzione di continuità tra questi interventi sono state le riflessioni e i ricordi condivisi della storica OIimpia Vaccari, presidente di Fondazione Livorno- Arte e Cultura ma anche figlia di Piero, uno dei soci cultori scomparsi che hanno costruito la storia del Gruppo Labronico, patrimonio e vanto della città di Livorno.

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